Le tipologie di olive e quindi di olio pugliese.

Le tipologie di olive e quindi di olio pugliese.

30 November 2017 Folklore Pugliese

Siamo pugliesi e amiamo le nostre olive e il nostro olio, infatti tutti sanno che ora è il periodo della raccolta, e tra alcune settimane potremo assaporare il nuovo olio. Tuttavia, gli olii, non sono tutti uguali, perché dipendono dalla tipologia di olive da cui provengono.

In primis, le olive si possono dividere tra quelle da tavola e quelle che si utilizzano prettamente per la produzione di olio. Secondo alcune fonti, i comuni più ricchi di oliveti in Puglia sono: Andria, Bari, Bitonto, Molfetta, Monopoli, Fasano, Ostuni e altri più piccoli come Triggiano o Capurso; nei quali la superfice ricoperta di oliveti arriva fino al 95%. Più a sud, nel Tavoliere, fa da padrona l’oliva Coratina, dalla quale si ricava un olio dal gusto piccante e intenso. Tuttavia, si coltiva anche la Cima di Bitonto, la Paesana a Bari.

Una parentesi andrebbe aperta per l’olio di Bitonto, che godeva dal secolo scorso di fama internazionale. Nel 1815 l’esportatore Pietro Ravanas introdusse il frantoio a doppia macina e il torchio idraulico esportando l’olio di Bitonto a Nizza, assieme ad altri olii pugliesi che venivano distribuiti in tutta la Francia e utilizzati per le conserve. Basti pensare che nel 1882 si registravano 306.229 quintali di olio esportati!

Non mancano però anche i territori del foggiano: a Sansevero, ad esempio, si coltiva l’oliva Provenzale talvolta mischiata alla Rotondella e alla Marinese; ma si trova anche la Ogliarola Garganica. Da queste tipologie di olive, si ricavano tipologie di olio particolarmente fruttate.

Nel Salento si coltivano per la maggior parte la Ogliarola Salentina; la Cellina di Nardò o la Leccino, dalle quali si ricava un olio delicato, fruttato e leggero.

In Puglia, quindi, non produce un semplice olio, ma tanti olii, con i loro propri gusti e colori. Generalizzare è sbagliato perché si perderebbe l’essenza stessa della nostra regione.